Scariolo e la Spagna: sfida agli Stati Uniti |
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di Luca Chiabotti - La Gazzetta dello Sport
"Sono cosciente che non si può vincere la medaglia d'oro tutti gli anni, ma mi piacerebbe vincere una medaglia tutti gli anni”: Sergio Scariolo, allenatore campione d'Europa al suo primo anno con la Spagna, non abbassa i desideri davanti al Mondo. La sua squadra rimette in gioco l'oro iridato del 2006, rispetto ai trionfi manca il giocatore più importante, Pau Gasol: “Non vale l'equazione che, in campo, due buoni pivot come suo fratello Marc più Vazquez facciano un Pau. Lui è un campione anche fuori, le cui parole sono ascoltate, sa tacere, sa parlare in uno spogliatoio, davanti ad un microfono”.
Sarà un Mondiale senza stelle. “Ma dove ne emergeranno altre che, al momento, lo sono solo per gli addetti ai lavori, come Carlos Delfino che può uscire dall'ombra di Ginobili o Marc Gasol, ormai non più solo il fratello di Pau, molto migliorato anche per presenza mentale dopo un anno a Memphis da protagonista”.
Com'è stato tornare In Spagna dopo un anno? “Come approdare su un'isola dove il livello della qualità dei giocatori, dei rapporti e del lavoro è ideale. Il rispetto che atleti di grande personalità e talento mostrano per il mio lavoro, la loro fiducia è qualcosa di molto personale che mi arricchisce. L'anno scorso è stata una sfida più mentale, stavolta è soprattutto tecnica. Con gli Stati Uniti favoriti, la pressione su di noi è calata”.
Rublo ci fa impazzire, ma rischia ancora di esagerare... “Quasi sempre per un passaggio, mai per egoismo. Tutti, lui, il Barcellona, la Nazionale siamo impegnati perché continui a sviluppare il suo senso di regia senza imbrigliarne il talento ma evitando che diventi lezioso, come qualche volta accade. E' un cammino molto stimolante per un tecnico: il suo futuro certo è da stella Nba”.
Gli americani non hanno un reduce di Pechino, a voi manca solo Gasol. Restano favoriti? “Onestamente a livello di talento individuale sono di un altro pianeta, poi vanno valutati sotto pressione. Vanno costretti a giocare di squadra. Uno sforzo per noi avversari più offensivo che difensivo: non devono prendere velocità da tiri sbagliati fuori equilibrio o palle recuperate altrimenti ti ammazzano”.
A Madrid ha perso di un punto. “E sono stati loro a giocare a zona contro di noi, io volevo valutare i nostri punti deboli per capire cosa fare se li incontreremo di nuovo”.
Pronostico? “Stati Uniti poi un gruppo con Spagna, Argentina, Brasile, Serbia e Grecia che lottano per le medaglie con una Turchia che ha il fattore campo. Più lontane dal podio, outsider come Australia, Lituania, Slovenia, Francia, Croazia, Russia”.
Ha visto la nostra Nazionale? “Le prime due partite”.
Può aiutarci a capire? “Credo che il nostro futuro si giochi nell'equilibrio tra Bargnani e Belinelli e gli altri. Se loro saranno funzionali alla crescita dei compagni, allora in un tempo ragionevolmente breve ritroveremo l'Italia tra le migliori. Se invece la forbice si allarga, allora quando gli azzurri saliranno di livello, pagheremo questo squilibrio. Abbiamo la stoffa per completare i nostri "americani" con 7-8 giocatori competitivi. Non sono gli stranieri che li soffocano, devono conquistare il diritto di stare in campo nei momenti decisivi. Avrei un'altra cosa da dire”.
Prego. “Tutti dopo il Mondiale di calcio vinto dalla Spagna mi hanno interpellato. Non ho fatto paragoni con l'Italia, ho solo indicato i meriti dello sport spagnolo e il grande vantaggio che deriva dalla scuola. Il presidente del Coni, Petrucci, è intervenuto dicendo che non è vero che i risultati spagnoli sono migliori e che l'Italia non ha nulla da imparare da loro. Da allenatore cerco di rubare ai migliori, a Messina, Obradovic. Anche i dirigenti devono saper utilizzare, e non negare, quello che ha portato altri al successo”.
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