Scariolo l'italiano fa sognare la Spagna

di Stefano Valenti - La Repubblica

Con la sua federazione non ha i problemi di Capello. Sergio Scariolo lo spagnolo lo parla da quindici anni. E non ha alle spalle un Mondiale deludente, piuttosto uno davanti da protagonista, da allenatore della Spagna che nel basket ha portato per la prima volta sul trono d’Europa. Non bastasse , la Roja dei canestri è pure la detentrice del titolo iridato. che deve difendere, da sabato 28 agosto, in Turchia. I rivali, ovvio, sono gli USA, anche se non hanno neanche un reduce dall'oro di Pechino. Scariolo invece stavolta non avrà  Pau Gasol, nella lista dei grandi assenti insieme a Bryant, James, Nowitzki, Ginobili e Parker.

Il titolo mondiale la Spagna lo conquistò col madrileno il madrileno Pepu Hernandez in panchina. Poi è arrivato il bresciano Scariolo, fortificatosi nell’immagine tra la basca Vitoria, l’andalusa Malaga e la capitale Madrid, vincendo ovunque. Ma non basta per essere uno di loro.

“L’anno scorso ad inizio Europei perdemmo due volte ed ero “Scariolo l’italiano”. Preso l’oro eccomi “seleccionador de los campeones”. Ma è normale, lo straniero arriva osannato, poi alla prima che perde si azzera tutto. E tenere il posto costa il doppio rispetto ad uno del posto. Ora attendo Mourinho, per il quale c’è un’attesa messianica”.

 

Ecco l’integralista dell’Inter. Una volta si presentò in sala stampa con la felpa nerazzurra, dopo una doccia forzata dai giocatori di Malaga.

“Sono interista da sempre ed a prescindere. Benitez è un grande allenatore, come Mourinho e Mancini. Il club li ha scelti bene, noi tifosi ne abbiamo goduto”.

 

E lei è pronto a far godere ancora gli spagnoli come Del Bosque?

“E’ un caso diverso, la Spagna era l’unico dei paesi con grande tradizione nel calcio a non averlo mai vinto. Insomma, ha saldato un debito/credito. Nel basket c’è una grande favorita, gli Stati Uniti che per storia, cultura e tradizione è costretta ad assumersi oneri ed onori di una vittoria che non può sfuggire”.

 

Alla vigilia dell’amichevole di Madrid, uno dei suoi veterani, Jorge Garbajosa, ha detto: “Se vinciamo questa partita non siamo i favoriti per il Mondiale. E se la perdiamo, restiamo tra i favoriti”. E’ la sintesi perfetta della vostra missione?

“Sono d’accordo. Poi loro l’hanno vinta di un punto con momenti di grande superiorità, sul campo. Mentre noi ne siamo usciti con una preziosa presa di coscienza e cioè che se facciamo contro di loro ciò che è nel nostro bagaglio possiamo competere. La rimonta di tredici punti ora è una prova”.

 

Ci si attende uno Spagna-USA in semifinale. Li battete o no?

“Sono i favoriti, hanno tutti giocatori da quintetto NBA. La nostra responsabilità, da detentori, è essere pronti se il loro talento non li trasformerà in una squadra. Ma loro evolveranno nel corso del torneo”.

 

E le altre due semifinaliste quali saranno?

“Due tra Argentina, Brasile, Serbia e Grecia”.

 

Anche nella sua nazionale si deve trovare l'intesa  tra castigliani e catalani, come in quella del calcio?

“Nella mia squadra la lingua è il castigliano. Poi concedo ai catalani di utilizzare il loro idioma, tra di loro, perché è una cosa intima e che rispetto in quanto non ha finalità di esclusione.

 

Ci ordina i fattori del boom spagnolo?

“Cultura sportiva, organizzazione, ambizione, materiale umano e denaro. Che due anni fa avrei messo al terzo posto, ora ha meno importanza grazie alle vittorie. Qui la crisi è superiore a quella italiana, ma il denaro la sua funzione l’ha già svolta, portando talenti e tecnici da altri paesi grazie all’aiuto fiscale (la Legge Beckham, ora abolita) e con la costruzione di impianti. Che consentono di fare pratica”.

 

Spagna ed Italia sono in concorrenza nel motociclismo, nel ciclismo, nel calcio dei club. Ma la Spagna ha allargato la forbice tra le squadre Nazionali. Perché?

“Qualità dei dirigenti dello sport, organizzazione, sport nella scuola ed una situazione economica che era favorevole. Perché magari si raccoglie quel che si è seminato dieci anni fa”.

 

Come vede l'Italia di Pianigiani, che invece i Mondiali li vede in tv e sta soffrendo anche per conquistare un posticino agli europei?

“Bene. E’ stato fatto ciò che si doveva, per ora il talento è superiore ai risultati ma serve tempo per scrostare la cappa di sfiducia ed avere una squadra di successo”.

 

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