Saper vincere e saper perdere |
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Ciao a tutti, Sono passati solo pochi giorni dalla notte magica del 18 settembre in cui abbiamo vinto il nostro secondo campionato d'Europa, ma sono stati giorni molto intensi: dalla festa e "rompete le righe" di lunedì, entrambi molto emozionanti, al viaggio a Istanbul mercoledì per partecipare alla riunione degli allenatori e dei responsabili degli arbitri dell'Eurolega, all'inizio della mia presenza alla guida dell'Emporio Armani Olimpia Milano, la mia nuova sfida professionale. Sono stati giorni molto intensi ma nonostante le molte cose da fare, tra cui rispondere ai moltissimi messaggi di approvazione, stima e affetto provenienti da amici, tifosi, gente di basket a cui va il mio più grande ringraziamento, nonostante tutti gli impegni, ci sono stati momenti in cui la nostalgia ha preso il sopravvento, momenti in cui magari guardavo alcune foto, ho ascoltato una voce o semplicemente riposto una divisa, alcune note, alcune cartelle, pronte per quando sarà il momento di riprenderle. Grazie di cuore a Jose Luis Saez e alla Federazione spagnola di pallacanestro, ad Angel Palmi e a tutti i dirigenti per la fiducia manifestata sempre, nei momenti buoni e in quelli difficili, soprattutto perché questa esperienza con la nazionale, il rendersi conto di godere del rispetto, della considerazione, della stima di un gruppo di giocatori di altissimo livello, non solo in quanto a talento ma anche conoscenza del gioco e delle persone, rappresenta per me un'importantissima iniezione di fiducia, sicurezza e una grande motivazione per fare il meglio possibile e continuare a migliorare come allenatore e come persona. Avendo una disponibilità così totale, con una disciplina, una dedizione e un desiderio di seguire un'impostazione di lavoro di squadra e di sacrificio, nonostante la loro abbondanza di talento, è stata una gioia sia professionalmente che personalmente. Dire che tutto è andato come ci aspettavamo sarebbe stupido: non succede mai! Ma sarebbe una bugia dire che abbiamo dovuto fare ampie modifiche alla tabella di marcia definita prima di iniziare la preparazione. Abbiamo sempre navigato speditamente, raggiungendo una velocità di crociera molto in fretta, e raggiungendo un buon livello arrivando anche al momento previsto (o meglio, al momento della verità: quarti, semifinale e finale) in uno stato di forma tecnico, fisico e mentale invidiabile. Abbiamo superato rivali di grande livello, abbiamo vinto il campionato di più alta qualità media degli ultimi anni (si è verificato quello che è stato detto prima dell'inizio). Abbiamo evitato alcuni scogli incontrati durante la spedizione e con lo sguardo fisso al porto di arrivo siamo riusciti ad entrarci in un modo davvero brillante, considerando che nessuno negli ultimi 15-20 anni aveva vinto una finale segnando 98 punti e allo stesso tempo mostrando un livello difensivo così alto. Fin dal primo giorno sapevamo dove volevamo arrivare, ma sempre dal primo giorno questa immagine l'abbiamo tenuta in un cassetto, concentrandoci in modo molto professionale, molto serio e pure con grande gioia nel quotidiano: un allenamento, una partita amichevole, una giornata di relax, una riunione o un incontro ufficiale. Oggi abbiamo ammirato tutti la generosità di questi grandi campioni al momento di vincere: la generosità con cui Pau Gasol ha lasciato in primo piano Juan Carlos Navarro nelle ultime partite, e la stessa sincerità con la quale si è complimentato con Juan Carlos per il riconoscimento di MVP, a cui Pau è normalmente abbonato; la generosità con cui Juan Carlos, con decisione personale ma interpretando bene i sentimenti di tutti, ha voluto lasciare a Felipe Reyes il compito di ricevere la coppa di Campioni d'Europa, ma se potessi dare un consiglio e una raccomandazione a tutti i bambini, ragazzi, atleti anche professionisti con esperienza, è quello di osservare come questa squadra ha saputo perdere l'anno scorso. Saper vincere non è così facile come sembra, ma è certamente molto più facile che saper perdere: saper perdere senza cercare colpevoli, senza puntare il dito sul vicino, senza perdere la fiducia negli altri componenti la squadra e nel lavoro e nella linea tecnica scelta, è prerogativa di pochi, dei grandissimi. Come nella vita, anche nello sport si può cadere ma bisogna rialzarsi: è la più grande lezione che questi giocatori hanno dato. Spero che i più attenti e quelli che sanno percepire i sentimenti delle persone abbiano notato la via che i grandi ci mostrano. A presto, Sergio |